Fotta

Gli ultimi e i primi

Illustrazioni: Carlo Schievano

illustrazione di Carlo Schievano

Quando è arrivato il momento di preparare l’editoriale per il primo numero di Fotta, mi sono messo a scrivere un pezzo su come la scena stia spaccando e si meriti una rivista di riferimento, su come tutti assieme avremmo potuto creare qualcosa di bello attraverso lo skateboarding. Bah, è vero, ma mi sembrava già visto, già letto. La verità è che l’idea di fare questa rivista mi è arrivata in modo particolare. Voi potete anche non crederci, e quasi sicuramente non ci crederete, ma io vi giuro che non mi sto inventando niente. Provo a raccontarvi com’è andata.

Io non sono religioso, mai stato. Anzi, da anni sono convinto che la bestemmia sia spesso, se non sempre, la barzelletta più divertente. Immaginerete quindi la mia sorpresa quando, la vigilia di Natale, Dio mi ha parlato. No, lo so cosa state pensando. Sì, è successo davvero ed è andata precisamente così. Essendomi fatto il mio catechismo da bambino, posso dire, con solo qualche ombra di dubbio, che questa storia sia coerente con le sacre scritture. Ma anche perché lì è tutto un “Gli ultimi saranno i primi”, un “E poi Gesù fece amicizia con un barbone, uno strozzino, una puttana e uno sbirro”, quindi ci sta che alla fine abbia cercato uno apparentemente così poco indicato come me.

Dicevo, la vigilia di natale Dio mi ha parlato. Mi stavo facendo i fatti miei quando il Padreterno si è manifestato a me sotto forma di fiore, un fiore essiccato, avvolto da un sottilissimo lenzuolo bianco, sembrava seta ma poteva essere anche carta. Bruciava lentamente dallo stelo verso il basso (tra l’altro, ho un tappeto blu con un grosso buco bruciato al centro, te lo regalo se te lo vieni a prendere) e mi parlava ed io ero rapito dalle sue parole. Il fiore, Dio, con voce calda, profonda e senza provenienza, come se l’atmosfera tutta vibrasse nel suo petto, mi ha detto che stava per darmi un compito, un compito molto importante. Una missione. Inaspettatamente era arrivata la mia chiamata.

A me i preti, e tutti gli ecclesiastici in generale, non sono mai stati simpatici, ma ci sono persone che ricevono la chiamata senza dover prendere strani voti di castità, penso ai Blues Brothers, quindi, incuriosito, gli ho chiesto di andare avanti. Gli ho chiesto cosa volesse che facessi, quale sarebbe stata la strada che lui voleva per me. Non l’avessi mai fatto.

Questo ha tirato fuori dei fogli e ha iniziato a farmi una lista infinita di sbattoni che mi aspettavano: intanto di lì in poi basta motori per spostarsi, solo pellegrinaggio vecchio stile; le cose da fare erano tutte un “Vai in Norvegia a dire a coso che sua figlia è guarita, poi mi scendi in Marocco, senza poter fumare, e guarisci uno sbirro dalla cecità, poi ti fai vedere da della gente in Polinesia mentre cammini un pochino sull’acqua così me li converti”, eccetera.

A me sembrava un bello sbattone fare ‘sta cosa, però mi sono anche detto: tanto lavoro, ma almeno lo pagherà bene. Sticazzi. ‘Sto paraculo voleva farmi girare in lungo e in largo per promuovere la sua setta senza neanche un rimborso spese che “Tanto farete un sacco di elemosina”, diceva. Figuriamoci. C’ho di meglio da fare io.

Questa storia cominciava a starmi stretta. Volevo uscirne subito e in maniera pulita. Mi sono ricordato un prezioso consiglio che Paris Hilton diede al mondo intero, con un tweet, qualche anno fa. E cioè: se qualcuno ti chiede di fargli un lavoro, tu faglielo di merda, così non ti richiederà più aiuto.

“Potremmo fare una rivista!” ho detto pensando alla cosa più stupida che potessi proporgli. “Potremmo fare una rivista e dedicarla a Fotta, la santa patrona della voglia di skateare!”. Non la conosceva.

Alla fine, gli ho detto “Se mi stai chiedendo di viaggiare, io avrei anche la macchina, a GPL che non si spende niente eh, e magari potremmo andare in qualche posto più vicino, che ne so, in Toscana non devi convertire nessuno?”.

Silenzio.

“Perché io mi carico su tre, quattro amici e ci facciamo un bel giretto, sereni, senza dover stare a camminare fino in Norvegia. Poi noi abbiamo anche le tavole, ci diamo due spinte e raggiungiamo qualsiasi penitente tu voglia in un attimo”.

Silenzio.

“Poi noi facciamo anche due foto e due riprese e te le giriamo. Tu poi ti ci fai, che ne so, una newsletter o qualcosa, e siamo contenti tutti”.

Inaspettatamente, ricomincia a parlare. Dice che l’idea gli piace e che se ne potrebbe fare uno strumento di conversione. Gli skater del Signore. Merda. La situazione era diventata problematica e lui non mollava più. Non sapendo bene cosa fare mi sono scusato per cinque minuti per andare a prendere le sigarette e non sono più tornato. Fanculo. Non ho idea di che fine abbia fatto ma non mi ha più cercato. Boh.

Per assurdo è stato più facile mollare Dio nella mia stanza che spiegare a mia madre che non sarei rimasto per Natale. Alla fine se devo andare in giro a gratis almeno che sia per qualcosa in cui credo, pensavo. E comunque l’idea della rivista non era malaccio, tolta quella storia della religione. Pensandoci bene…

Pubblicato a pagina 12 di Fotta numero 1 - maggio giugno 2022

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