Confessioni di uno skater pentito
Testi: Federico Casella, Pietro CasellaTrascrizione delle dichiarazioni di Alaerto Razauti, ex skater e ora collaboratore di giustizia.
Come sono diventato skater? “Diventato” è la parola giusta, è una vita che pochi ci nascono. Io ero un ragazzino normale, avevo le mie carte dei Pokémon e guardavo il wrestling. Non sono come quei mostri che li hanno messi su una tavola già all’asilo. Però sa, in terza media un tuo amico un po’ più teppista di te inizia ad andare allo skatepark ogni tanto perché magari in casa lo cagano poco e ti viene la curiosità. Se sei giovane e intrappolato nella scuola dell’obbligo l’idea di andare fuori a farti male è subito affascinante, è così che ti prendono.
Com’è stata per me la vita in fondo alla catena alimentare? Quando sei così ragazzino e non sai ancora fare niente ti avvicini a quelli come te. Io il gruppo l’ho trovato un po’ già fatto, mi ha introdotto il mio amico. Dentro c’erano Pittaluga, Ale, Carlo e Sentieri. Esatto, Sentieri. Quello del fumo. Per vent’anni è stato lo spaccino più affidabile della Val Bronda.
Quand’ho iniziato a skateare per strada? Alla fine non tanto tempo dopo aver iniziato. Tra di noi Mauri e Pittaluga erano i più bravi, hanno fatto amicizia con quelli più grandi in poco tempo. Io skateavo decente ma la mia qualità è che non rompo il cazzo. Uno skater può porsi in tanti modi, può anche essere più… entusiasta del normale, bere tanto e fare un sacco di casino, ma è importante non rompere il cazzo. Io la penso così. Stavo dicendo per strada. Sì, una volta che cominci a chiudere due trick carini ti viene fame. Vuoi far vedere ai più grandi che sei capace. Io che non rompevo riuscivo ad essere sempre accanto a quello più bravo, nel mio caso Pittaluga che era sempre sulla tavola, sarà andato a scuola tre volte in quattro anni.
Ho mai partecipato a dei contest? Certo, ma quello è normale. Non sono mai andato molto avanti come certi ma il rito di passaggio c’è per tutti, inevitabilmente. Sa come sono i giovani, hanno sempre bisogno di dimostrare qualcosa, poi passa…
Se sono mai stato in risse con i pattinatori? Dottore non mi ricordo bene. Sono stato in tante risse con tante persone. Guardi, le posso dire questo: i pattinatori con la loro cera rovinano le session a tutti gli altri, e non c’è niente da fare. E non gli importa di rovinare i park e di certo non possiamo chiedere aiuto agli sbirri (ride, ndr.)! Quindi qualche rissa c’è e c’è stata. Io non mi ricordo se ne ho fatte. Però c’era un pattinatore che Pittaluga odiava di cuore e invece da bambino era alle elementari con Mauri. Pittaluga era quello davvero bravo a skateare e faceva roba più pesa, ci si andava in tour. Mauri alla fine stava sempre a casa, fumava troppo e non aveva mai i soldi per fare niente. Ho scelto Pittaluga e quel pattinatore l’ho menato, lui sì. Fiordaliso, si chiamava. E anche delle altre risse le ho fatte.
Mi sono mai fatto male? Questa deve essere una domanda per la stampa, Dottore, io non voglio credere che mi possa fare una domanda così ingenua. Ci si fa tutti male, continuamente. Nello skate l’unico modo è il sangue. Anche quando impari a cadere, non è divertente prendere una culata per terra, una spallata su un marciapiede, su una macchina. Quando cadi su una macchina spesso ti rompono pure il cazzo e devi litigare, anche se sai che gli sei andato addosso tu. E ti fa male tutto ma devi fare finta che non ti sei fatto niente. Devi fare l’uomo perché è umiliante se senti troppo dolore, dai. Lo skater si vergogna, c’ha una vergogna velata: non devi far trapelare che sei debole.
Perché non mi sono pentito appena ho iniziato a farmi male? Che ci potevo fare, ho iniziato che ero appena ragazzino. Di gomma, ero. Non avevo mai visto un osso o cose del genere.
Pentito di aver smesso? È impossibile smettere davvero di essere skater, anche se smetti di skateare. A volte vado ancora in giro sulla tavola, ma trick non ne faccio più, ho chiuso. Per me era diventato un circolo vizioso a un certo punto: mi sono rotto un polso e appena mi è guarito mi sono aperto una gamba, guarita quella mi sono rotto la caviglia destra e appena sono tornato a skateare ho sbriciolato la sinistra. Poi arriva una fidanzata che si prende cura di te, capisce? Ho iniziato per forza a fantasticare una vita senza male alle ossa, senza dovermi sbronzare alle tre del pomeriggio sotto il sole. E alla fine ho detto basta.
Perché racconto la mia storia? Dottore, uno a un certo punto della propria vita deve scendere a patti con quello che ha fatto. E togliersi anche qualche sassolino dalla scarpa.
Se mi manca? Quando vedo dei ragazzini che skateano in strada, chiaramente mi fermo a guardarli, e sale un po’ di nostalgia, sì. Ma poi no, mi dico che ho chiuso per sempre con quella roba. Ho un lavoro che mi paga bene, adesso. Il weekend prendo la donna, l’auto e vado al mare a mangiare i gamberi crudi, è tutta un’altra vita. Per me è andata, ma se mai avrò un figlio di sicuro lo farò iniziare presto, che magari mi diventa un campioncino.
Presentarmi? Agli skater? Beh, ma mi conoscete già. Io sono quello che vi ferma per strada e vi chiede di prestargli la tavola per fare un kickflip, sono quello che vi viene a cacciare dallo spot ma con il sorriso, dicendo di essere uno di voi. Dai, sono quello che una volta skateava.
Qualcuno l'ha definito l'ultimo intellettuale di sinistra di questo paese e puoi trovare il suo zampino più o meno dietro ogni aspetto di Fotta. Oltre che allo skateboarding si dedica alla musica e al giardinaggio.