Fotta

Non più bimbi gara: la nuova generazione di transition skater

Foto e testi: Federico Casella

Tre generazioni di skater hanno passato una settimana assieme girovagando per il nord-ovest alla ricerca delle transition che sono state costruite negli ultimi anni. Ci siamo fatti raccontare da loro com’è stato vissuto il gap di età, sopportarsi, supportarsi e skateare assieme.

Leonardo Beltrame, 14 anni

  • Per essere su Fotta ti serve la fotta

  • Devi saper svaligiare i supermercati

  • Spot dove mi sono gasato: skatepark di Saronno, rail di un garage a Lodi

  • Della Beffa quando si incazza fa paura!

  • Ho portato Mortis grado max su Brawl Stars in MC

  • Gulli ha l’iPhone 16 Pro e io vorrei averlo Max

  • Mi avete rasato, MERDE!

  • Fede potrebbe andare a Masterchef, Calga forse no. E poi è una merda che mi ha rasato i capelli a zero. Però gli voglio bene.

  • “La penitenziaria ci fa le foto con le manette”

  • Penso che ci abbiano odiato per tutte le urla in furgone

  • È stata una bellissima esperienza perché finalmente non avevamo i genitori tra i c…, o le p…, scegliete voi.

  • VORREI VIVERE PER SEMPRE IN TOUR :)

Icaro Nardi, 26 anni

Ricordo molto bene le mie prime avventure senza genitori, accompagnato dagli skater più grandi. Io avevo quindici anni, loro ne avevano una ventina abbondante e mi stressavano in continuazione perché facevo troppo casino, non capivo niente e non stavo mai fermo. Io, sincero, non ne capivo il motivo e non mi sembrava di essere particolarmente più rompicoglioni di quanto non fossero loro. Beh, in questo tour ho avuto diverse occasioni per ripensare a quei momenti, e per ricredermi completamente.

Fin da subito si sono delineate tre fasce d’età nella squadra di questa mission di transizioni: Edoardo Poggio, Leonardo Gambarotto, Guglielmo Marin e Leonardo Beltrame, a rappresentare gli esagitati quindicenni; Nicola Vitali, Andrea Calgaro, Icaro Nardi (cioè io), in qualità di ventenni allibiti dai quindicenni; Federico Casella e Alberto Della Beffa, condottieri trentenni e responsabili legali di questa carovana di matti.

Partiamo da Torino, e pensare di andare in tour nella città in cui sono cresciuto mi fa un po’ ridere. È da qui che me ne sono sempre andato per cercare delle vere curve da skateare, stufo delle pochissime opportunità che la zona offriva. Oggi le cose sono cambiate, attorno alla città ci sono spot transition di tutto rispetto, ed i ragazzini lo sanno bene perché tre su quattro di loro sono e stanno crescendo su queste rampe, e i risultati si vedono: sulla carta sono i più forti d’Italia, con certificazione e patentino bimbo gara della F.I.S.R. (Federazione Italiana Sport Rotellistici n.d.r.).

A Torino città e nei comuni limitrofi sono ancora un po’ tirchi e non hanno costruito molti spot stilosi, fortunatamente la fotta di certe persone ha rimediato a questa mancanza, dandoci la possibilità di skateare tre DIY in legno in un'unica giornata, tutti molto diversi tra loro.

La mattina alla Cinghial Bowl, a Torino, dove la session viene sempre spontanea e i trick piovono peggio che le foglie dagli alberi d'autunno che circondano la bowl. A pranzo a casa mia, a San Bernardino di Trana, dove nonostante la brina mattutina sul flat le giornate non ancora troppo fredde permettono un'altra session, condita da salti mortali e un bel BBQ in giardino. Col buio a Skapanno, un capannone ad Almese che con l'associazione Icona è stato trasformato in un mini park indoor con addirittura una vert, realizzando il sogno di tutti noi skater della zona. Ma non c’è solo legno in zona, ad Almese c’è infatti una pool di cemento che non è DIY ma quasi. Qui i kids sono stati autorizzati a mettersi i pad per farci vedere come un muro di calcestruzzo di 2.60 m possa essere skateato con lo stesso agio di una minirampa da un metro (se non meglio). Lezione imparata. L’unica soddisfazione maggiorenne ce la dà il buon Calgaro, che è comunque riuscito a spiegare ai kids come skateare parti della pool che loro non guardano ancora.
Fino a questo tour il record di decibel ottenuti all’interno del van era saldamente nelle mie tasche, che soprattutto quando sono con Albi (Della Beffa, il filmer del tour n.d.r.), impazzisco guardando i cantieri lungo le autostrade e i casseri delle gallerie. Brawl Stars, anzi, le partite a Brawl Stars hanno infranto questo record di volume.

Infatti nel muoversi per la seconda tappa del tour a Milano abbiamo lasciato il povero Albi solo in furgone a scarrozzare il casino, mentre noi over sedici potevamo ascoltare della musica che non fosse “Mi Piacciono le Armi” di Simba La Rue. Se a Torino potevamo contare sul comfort della casa di Albi, a Milano abbiamo dovuto impegnarci per trovare un posto dove caricare le videocamere, scappare dal freddo e riposare gli occhi. Ma proprio quando la situazione sembrava disperata, Matte Rey (skater e filmer valdostano naturalizzato milanese n.d.r.) ci dice che ha comprato un piccolo appartamento la settimana scorsa, che lui non ci è ancora entrato e che se vogliamo possiamo andare lì. In casa non c’è niente se non una cucina, un condizionatore a 21°, una doccia da paura e abbastanza pavimento da saturare con materassini per dormire… Topperie.
Qui viene anche a farci visita, oltre che nelle varie session milanesi, Daniele Martelli, in arte “Alpino”, un personaggio mistico dello skateboarding italiano. Sebbene un po’ intimorisse i kids col suo fare di strada, il suo skateboarding e le sue perle di saggezza hanno regalato serate e session indimenticabili per questi ragazzini che, su certe cose (sicuramente non sui trick), sono ancora un po’ inesperti.

A Milano e dintorni i comuni e i local hanno investito di più nello skateboarding, qui troviamo infatti molti più park validi in cemento, DIY, ed un paio di indoor epici a cui abbiamo fatto visita: Pinbowl e Frontyard. Qui i ragazzini, di nuovo autorizzati ai pad, ci hanno fatto invidia vedendo, grazie anche all'evoluzione dei park e al salire del livello, quanto forte puoi diventare a quindici anni (maledetti mi state sul cazzo!!). Anche ai vari altri park skateati come Ghisi (Rho), Saronno, Alzano lombardo e Ottone Bowl (Lodi, real DIY) tra un abbraccio al cemento, un brawler uppato e l'altro partono delle session di fuoco dove tutti, tra i quindicenni e i ventenni, riescono a far uscire la propria personalità nello skateboarding e nella visione dello skatepark. Poi l’ultimo giorno, dopo una mossa stunt su un railone di Leo Beltrame e una supplica lagnosa e insopportabile dei ragazzini, siamo andati a skateare in street per Milano finendo ovviamente in Centrale, spot più odiato da Alberto Della Beffa e dove è stato costretto a restarci per due ore, e dove ho visto la session street più comica degli ultimi dieci anni.

È stata dura non menare veramente ‘sti matti, e meno male che c’erano Andre e Nico, anche perché da buoni bimbi gara non gliene frega niente di quanto tu sia più grande di loro, e di sicuro provano gusto a sfidarti. Anche tra loro la competizione si respira, ma come si può sentire anche tra i più grandi. È quella competizione sana, amichevole, che si spera rimanga a tutti.

Federico Casella, 31 anni
Novembre, campagna piemontese. Era da un po’ che non passavo per le Langhe in autunno. La campagna, soprattutto da queste parti e in questo periodo dell’anno, diventa magica. Qui, guidando attraverso un tramonto che ogni tanto fa breccia, dorato, attraverso la nebbiolina pallida che si leva dalle colline per appoggiarsi timidamente sui vigneti e i loro filari, non riesco nemmeno a sentire i miei pensieri, coperti ora dalle urla di quattro pre-adolescenti che bestemmiano tutti i santi del calendario perché stanno perdendo il segnale e stanno laggando.

Quello che sulla carta sarebbe dovuto essere un tour dedicato alle nuove transition sbucate nel nord Italia e alla gente che le skatea, si è rivelato alla fine essere uno scontro/incontro tra generazioni, in cui la trap e Brawl Stars, un gioco per telefoni in cui, per quello che ho capito io, un po’ ci si mena e un po’ ci si spara, fanno da protagonisti assoluti.
“Killalo!” “Raga si era detto no Power Up”, “Gulli ha speso duemila euro per un telefono solo per non laggare”, “RAGA HO SPAWNATO SULLA PALLA”, sono solo alcune delle frasi che vengono costantemente urlate nel furgone, che negli spostamenti da spot a spot si trasforma in un playground per Brawl. Lontano dal controllo dei genitori, o del sistema F.I.S.R. a cui alcuni di loro sono (fin troppo) legati, saltano i limiti imposti sul tempo dedicato agli schermi e ogni momento utile viene dedicato a livellare. La sera, a casa, Simba La Rue, Tony Boy e Nerissima Serpe riempiono ogni frequenza libera dell’etere, con un coro di quattro voci bianche che cantano a squarciagola barre su berette e panette, tessere sanitarie e piatti caldi. Forse è inutile aggiungerlo, ma ci tengo a precisare che nessuno di loro ha la più pallida idea di cosa sia alcuna delle cose sopra elencate.

Lo scarto generazionale si vede in quasi ogni ambito. Ad esempio loro accettano e cercano consapevolmente il concetto di competizione, lontano dai valori dello skateboarding della mia generazione. D’altronde sono “Azzurri”, fanno parte della nazionale e ne vanno orgogliosi. L’obiettivo dichiarato è quello di vincere le Olimpiadi e di fare i soldi con lo skate, la mentalità arrivista trap è esplicita e reiterata costantemente. Ma la verità è che appena si danno una spinta la maschera cade e si mostrano come i bambini che sono (e che siamo tutti), innamorati del gioco a cui stanno giocando, e della sensazione che solo la tavola ti può dare.

E se divertirsi non bastasse, tra una panetta e una killata in una settimana di freddo umido e infame questi nani hanno messo insieme quasi venti minuti di footage, spaccando ogni curva che hanno toccato e trovando anche il tempo di maxare i loro brawler. Cosa che mi dicono non essere semplicissima.
E mentre guardiamo Gulli girare 540 padless, Andrea Calgaro si ricorda di quando gli insegnava a fare i primi slash in Pinbowl. Io ho più del doppio degli anni del più grande di loro e ho iniziato a skateare alla loro età. L’idea di avere quindici anni e skateare come skateano loro (molto meglio che bene) mi esalta e non vedo l’ora di vedere che cosa saranno in grado di tirare fuori crescendo. La mia scommessa è che saranno sempre meno gare e sempre più skateboarding bello. E se devo essere onesto, sono contento che nel nostro futuro ci siano anche loro.

Hanno collaborato a questo articolo
Federico Casella

Qualcuno l'ha definito l'ultimo intellettuale di sinistra di questo paese e puoi trovare il suo zampino più o meno dietro ogni aspetto di Fotta. Oltre che allo skateboarding si dedica alla musica e al giardinaggio.

Per questo articolo si sono infottati
Leonardo Beltrame
Guglielmo Marin
Daniele "Alpino" Martelli
Leonardo Gambarotto
Icaro Nardi
Andrea Calgaro
Edoardo Poggio
Pubblicato a pagina 24 di Fotta numero 12 - novembre dicembre 2024

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