Un park di rumenta a Genova
Foto e testi: Pietro Clavarinorumenta /ru-mén-ta/ ~ s.f. 1. Nell’uso marinaresco, spazzatura.
Tutto quello che ci serviva per tornare ad avere della sana fotta, alla fine, era una pista di pattinaggio vuota.
Quella che, anche se hai lavorato dieci ore e siamo in pieno agosto, ti fa prendere la tavola e andare a fare due trick.

Ma cosa sta succedendo a Genova? Il capoluogo ligure è una città con pochi spot. E quasi tutti decisamente hardcore.
Forse è un po’ la San Francisco d’Italia… Con qualche differenza sostanziale: non ha gli spot americani e ci sono molti più vecchi. Sul livello dei crackomani, invece, probabilmente siamo pari.
Come in tutta la provincia italiana, qui non c’è mai stato un meet-up spot vero, dove poter trovare sempre qualcuno. Quella funzione era svolta dallo skatepark dei Govi. Prima in legno, poi in cemento, a cinquanta - forse trenta - metri dal mare. Era il luogo di incontro di tantissimi skater genovesi, il posto dove la maggior parte di noi ha dato le prime spinte. Era piccolo ma sempre affollato. Era il cuore della scena.

A inizio ottobre 2024, senza alcun preavviso, il park viene circondato da transenne e chiuso. Zero comunicazione. Zero spiegazioni. Chiediamo in giro e poco dopo la notizia arriva: Il park verrà demolito per lavori di manutenzione straordinaria di impermeabilizzazione del depuratore su cui sorge.
Ok, servivano dei lavori. Il park cadeva a pezzi, e i rattoppi dei local fatti con amore e bestemmie cominciavano a non tenere più. Ma la domanda restava: “ora metà dei genovesi dove cazzo andrà a skateare?”.
Ci sono delle alternative che non lo sono, a Sestri Ponente ad esempio il park è appena stato riparato: bowl californiana, buchi tappati. Ci gasiamo un po’ all’idea di tornare a skateare lì. Peccato che, essendo imbriccato su per un monte e popolato da maranza in Mountain Bike, non sia esattamente facilmente accessibile.
Poi c’è il famigerato park di Pra. Cinque anni di vita, 500 mila euro spesi… E probabilmente la più grande sconfitta della scena genovese. Un park che non ha flow, con strutture enormi pensate per il contest skating.
Sei un bambino? Ollati i tre gradini. Poi, se sopravvivi, prova con i dieci che ci stanno accanto.Risultato: un mezzo deserto di cemento.
Il park dei Govi invece, per quanto fosse in condizioni pessime, aveva quasi tutto quello che serviva. E ora non c’è più.
Tutto quello che ci serviva per tornare ad avere della sana Fotta, alla fine, era una pista di pattinaggio vuota.
Dentro ai Govi c’erano un po’ di strutture in legno che giravano, e che, orfane del park, finiscono ora dentro alla pista di pattinaggio adiacente: qualche muretto scassato, niente di che.
Il park viene raso al suolo. La scena? Dispersa. Un lungo inverno passato a cercare una nuova casa.
Poi un’idea: un primo acquisto: colletta, Subito.it, ledge e mini rail per cento euro. Usati, ma perfetti. Il muretto è fantastico, un po’ bassino, ma facilmente approcciabile. E avevamo bisogno di un cassone dove poter imparare i trick.
Per il Go Skate Day, due skater core della scena, Federico Floris e Luca Bonetti, costruiscono due jump in legno. Lavorano entrambi in falegnameria: colletta, materiale comprato, due giorni di lavoro, e i jump spuntano in pista.
Luca, guardando il risultato, dice: “È incredibile pensare che, con quattro soldi e uno spazio vuoto, abbiamo forse qualcosa che ha tutto quello che ci serve.
Un muretto, una canadese… Mi manca solo un bel rail tondo chilometrico.”

Poi sapete come si dice, il nemico del mio nemico è mio amico. La scena genovese è sempre stata tollerante con le altre discipline (n.d.r. non è vero, da zeneixe born and raised mi ricordo una scazzottata per niente amichevole con i pattinatori dopo che avevano incerato gli atterraggi delle strutture del park, ma sono contento che ora i rapporti siano migliorati).
Abbiamo sempre condiviso il park con i bladers: fratelli di rotelle. Quando c’era da riparare, da costruire, da spostare strutture, loro sono sempre stati in prima linea.
E qui entra in gioco Tex (Matteo Guidi n.d.r.), storico pattinatore genovese e leggenda vivente, che con un flessibile a batteria ha preso in mano la situazione girando per il parco, ormai terra di nessuno.“Tireranno giù tutto,” dice. “È il momento buono per skatearci i passamani che guardavamo tornando a casa.”
Tex trova un cancello, lo fissa su un box, e lo trasforma in una panchina perfetta.
Abbinato al bank to bank, diventa uno spot fisso.
Poi la perla: una delle flat bar più lunghe che abbiamo mai avuto a Zena.
Accanto alla pista c’è un edificio con una terrazza. Sopra, circa 15 m di flatbar imbullonata. Ne prendiamo 5 o 6 m, che diventano il nostro nuovo parco giochi.
Infine, due blocchi da cantiere e una ringhiera alta un metro e mezzo, ficcata dentro a forza: l’aggiunta punk di cui aveva bisogno il bump to bump.
È un park di rumenta, ma è nostro.
Oggi la scena sembra rinata. A ogni sesh ci sono una decina di persone, birrette, tricchetti sbloccati sulla flat bar, tentativi folli sui jump e sui rail. Bello ma non è una favola, visto che anche la pista di pattinaggio è temporanea. Anche quella verrà tirata giù per finire i lavori di impermeabilizzazione.
Forse il messaggio è semplice: i DIY spaccano e ce ne dovrebbero essere di più in giro. E la loro forza può essere proprio quella di essere spontanei e temporanei. Risolvono un problema dove c’è, quando c’è. Per quanto riguarda noi zeneixi, un modo l’abbiamo sempre trovato e sempre lo troveremo. Ci hanno detto che un nuovo park arriverà. Chi? Come? Quando? Nessuno lo sa. Speriamo solo che questa volta ci ascoltino perché un altro park vuoto non lo reggiamo.
Architetto genovese innamorato dello skateboarding da diciotto anni, usa fotografia e video come strumenti per raccontare storie e momenti vissuti grazie al legame con la tavola.