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Villa Paganini: una pool ottocentesca a Roma

Foto: Riccardo Romano, Alberto Della Beffa Testi: Riccardo Romano

La fontana di Villa Paganini a Roma - foto Riccardo Romano

Villa Paganini, con il suo parchetto ottocentesco dal gusto tardo romantico, è una pietra miliare dello skateboarding romano, incastonata tra quartiere Trieste e Nomentano.
Agli inizi degli anni Novanta, i local della zona in avanscoperta nel parco, ne rimasero estasiati. Non tanto per il giardinetto all’inglese su cui sbragarsi a fine sesh, quanto per la voglia di hittare quella fontana dalle incredibili sembianze di una bowl di prima categoria. In men che non si dica si sparse la voce in tutta Roma. E si sa com’è con gli spot più belli, dopo che il primo ci skatea, gli altri seguono a ruota.

Lorenzo Sciannimanica, Ollie to Fs Pivot, foto Alberto Della Beffa

La vasca però veniva svuotata solo in autunno, una volta l’anno, tra settembre e ottobre, per la manutenzione ordinaria. Ma dato che, chi skatea lo sa bene, l’ingegno è il capitale dei poveri, i più intraprendenti trovarono il modo di chiudere i rubinetti, e i più coraggiosi di manomettere lo scarico dell’acqua infilandosi nei tombini. Ci furono anche progetti di sabotaggio finiti male, con tanto di esplosione delle fognature per via dell’intasamento dei tubi. In ogni caso, sia con l’alta che con la bassa marea, quella di Villa Paganini rimane una vasca piena di ricordi per chi era lì tra il 2002 e il 2003 a vederla skateare da Alì Boulala. Così come per chi era lì a prendersi male nel veder ricoprire il flat di guaina e nel ritrovarla recintata da massi. Di lì in poi infatti, come ci racconta Papik Rossi, lo spot non è stato più lo stesso, e la fontana è caduta in stato di abbandono.

I più intraprendenti trovarono il modo di chiudere i rubinetti, e i più coraggiosi di manomettere lo scarico dell’acqua infilandosi nei tombini. Ci furono anche progetti di sabotaggio finiti male.

Ma la decadenza urbana, si sa, strizza l’occhio a chi skateando trova un modo di ridare vita a ciò che cade in rovina. Quest’anno ci ha pensato Gabriele Pignatone (Pigna Style n.d.r.) a riportare in auge lo spot con il suo “Villa Paganini Invitational”. Un contest di banked slalom come non se ne vedevano dagli anni Ottanta e di cui, tra l’altro, si è aggiudicato il podio, con Matteo Casi e Lorenzo Silvestri alle calcagna. Ancora una volta quel laghetto inaridito, con massi e pietre sporgenti che fanno da coping, hip infestate da erbacce e gobbe dal flat discutibile, si è trasformato da terra di nessuno dimenticata da Dio a mappa da gioco in cui gli street skaters e i transitions riders romani sono potuti tornare a divertirsi ancora una volta. Non si tratta di competizione, ma di tornare a sentirsi bambini che fanno a gara a chi arriva prima, solo per avere una scusa per correre più veloce. Nessuna sfida agonistica, solo un pretesto per skateare insieme. Perché in fondo è di questo che si tratta: più semo, mejo stamo.

Nessuna sfida agonistica, solo un pretesto per skateare insieme. Perché in fondo è di questo che si tratta: più semo, mejo stamo.

Daniele Sessa, Nollie Bs Bigspin, foto Riccardo Romano

E lì a Villa Paganini puoi davvero stare tranquillo a goderti la compagnia. Nessuno ti maledice o ti minaccia di chiamare le guardie, al massimo ti abbaia qualche cane. Probabilmente chi abita nei dintorni ha perso ogni speranza di vedere rifiorire il parco e di sentire l’acqua zampillare dalla fontana. Perciò nessuno viene a cacciarti quando skatei. Il che è raro a Roma, dove ogni cosa tu faccia sembrerebbe oltraggiare la storia o danneggiare un’opera d’arte antica. Probabilmente ai loro occhi non possiamo rovinare ciò che è già rotto, e sarebbe una fatica inutile proteggere ciò che non può essere salvato. Così, nella maggior parte dei casi, la gente si siede rassegnata sulle panchine a guardarci. Giusto una volta una signora ha iniziato ad accusarci di rovinare il fondale. Il che lascia un po’ perplessi: se ci fosse l’acqua non si vedrebbe, e non essendoci si riempie solo di immondizia e foglie secche, che tra l’altro, siamo noi a pulire. Quindi in ogni caso, che fastidio diamo?

Perciò nessuno viene a cacciarti quando skatei. Il che è raro a Roma, dove ogni cosa tu faccia sembrerebbe oltraggiare la storia o danneggiare un’opera d’arte antica.

Giovanni Dicorato, Fastplant Drop In, foto Riccardo Romano

Elizabetta Dovzly, Bs Kickflip to Fakie, foto Riccardo Romano

Comunque sia, qualche giorno fa sono tornato ad assicurarmi che dopo i diluvi di fine estate la vasca fosse ancora skateabile, ma l’ho trovata piena. In effetti non l’avevo mai vista così, come dovrebbe essere. Ed è allora che ho pensato che, dopotutto, non è un male che le cose non funzionino sempre come dovrebbero. A volte ci offrono la possibilità di reinventare e reinventarci, come se quell’apparente vuoto ci offrisse uno spazio pieno di possibilità e alternative. In fondo quella è una fontana, ma per noi, almeno finché è vuota, è molto di più.

Lorenzo Sciannimanica, Fs Lipslide, foto Alberto Della Beffa

Hanno collaborato a questo articolo
Riccardo Romano

Di nome e di fatto, passerebbe ore a discutere dei massimi sistemi sorseggiando Fernet Branca. Prova vivente che testa dura batte tutto, giudica le persone con una domanda: cosa faresti in caso di apocalisse zombie?

Pubblicato a pagina 14 di Fotta numero 15 - settembre novembre 2025

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