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Solo travelling con Davide Crepaz

Foto: Davide Crepaz Testi: Federico Casella

foto Davide Crepaz

Abbiamo intervistato Davide Crepaz, trentino naturalizzato barcellonese, per farci raccontare di come ha attraversato l’Europa in bicicletta da solo scattandosi foto mentre skateava, di autostop nel deserto americano e sulle Dolomiti, e delle gioie e dolori di viaggiare in solitaria.

FC   Allora, che dici? Dove sei? Sei in Italia?

DC   No, sono a Barcellona adesso.

FC   Ma te vieni dal Trentino, dove di preciso?

DC   Sì, sono di una piccola valle in mezzo alle montagne che si chiama Primiero, in cima alla Valsugana.

FC   Quant’è che abiti a Barcellona?

DC   Sono qui da sette anni, mi sono trasferito quando ne avevo diciannove. Da allora sono sempre stato qui, spostandomi qualche mese di tanto in tanto. Per esempio questo inverno ho fatto la stagione sui Pirenei, dove ho fatto il corso da maestro di snowboard.

FC   Da bravo montanaro hai iniziato a snowboardare prima di skateare?

DC   No, in verità ho iniziato prima a skateare, quando avevo circa sei anni. In casa c’era una Powell di mio fratello, altrimenti probabilmente non l’avrei mai conosciuto. Nella mia valle non c’è né park né shop, e io sono sempre stato l’unico a fare skate.

Davide Crepaz, Bs Tailslide, foto Davide Crepaz

FC   Quindi dove andavi a skateare?

DC   Qualsiasi stradina, qualsiasi scalino, qualsiasi cosa, sempre da solo.

FC   Sei passato da una valle in cui eri l’unico a skateare alla città, probabilmente, con più skater del mondo.

DC   Sì, infatti per me il mio sogno si è già avverato. Non è mai stato di diventare pro. Per me il massimo era avere una skate crew, avere un gruppo di amici con cui skateare.

FC   Sei stato quaranta giorni a pedalare e skateare attraverso il nord Europa.

DC   Sì, nel 2023 ho preso un volo economico per Stoccolma, ho inscatolato la mia bici “Albero” e lo skate e sono partito. Ho sceso in bicicletta la Svezia, passando per Malmö, Copenhagen, Amburgo, Brema, Amsterdam, Rotterdam, Anversa, Bruxelles per poi raggiungere Parigi. Non me lo aspettavo, ma solo da Stoccolma alla fine della Svezia erano 1000 km, tutto di boschi e laghi. Lungo e molto bello.

Ho fatto 2500 km con una bici comprata in strada a Barcellona per venti euro, quasi sicuramente rubata, ed oltretutto una misura più piccola della mia.

Davide Crepaz, Fs Nosebluntslide, foto Davide Crepaz

FC   Per questo viaggio ti sei procurato una bicicletta speciale?

DC   Hahah no! Ho fatto 2500 km con una bici comprata in strada a Barcellona per venti euro, quasi sicuramente rubata, ed oltretutto una misura più piccola della mia… Ma in realtà è meglio non andare in giro con delle bici troppo “pro”, quando sei in viaggio non te la puoi fare assolutamente rubare. Diventa la tua casa.

FC   Qual è la cosa che secondo te si trova solo in bicicletta che in macchina o in altre maniere non si può vivere?

DC   Forse trovare un posto dove dormire, magari è un pelo più facile di viaggiare a piedi o in autostop, però è un pelo più difficile che con la macchina. In bici hai la tenda, quindi puoi metterti un po’ dove vuoi, mentre con la macchina devi per forza stare in un parcheggio. Forse, non lo so, in verità di solito preferisco viaggiare in Autostop. L’anno scorso sono stato negli States, e in autostop mi sono attraversato i deserti dell’Arizona e del Nevada. Da Las Vegas al Grand Canyon per poi andare giù verso Phoenix e poi di nuovo verso Los Angeles. Lì le distanze sono davvero enormi.

foto Davide Crepaz

FC   Grandi viaggi solitari: hai fatto solo questi due, ne hai fatti anche altri, è una cosa che fai spesso?

DC   In verità, è una cosa che faccio spesso e ne ho fatti un bel po’ all’inizio. Il primo che ho fatto sono stati tre mesi in Sardegna a diciott’anni. Vendevo artigianato nelle spiagge e ho girato in skate, autostop e tenda per tutta l’isola. Mi sono fatto praticamente tutta l’estate così e ci ho preso gusto. In maniera simile sono stato una volta a Mallorca, altre volte in Sardegna, due volte in Portogallo, un paio di volte in Spagna, sempre in autostop.

FC   Qual è la persona più strana che ti ha tirato su?

DC   Beh, diciamo che in America è stato bellissimo perché sono stato nella riserva dei nativi a Navajo, e lì qualsiasi incontro è stato assurdo. Dai più matti e anche pericolosi, a cui magari ho dovuto dire di no, alla mamma di una grande famiglia che viveva in mezzo alle montagne, ancora vecchio stile, che mi ha caricato nel cassone del suo pick up.

Davide Crepaz, foto Davide Crepaz

FC   Come scegli tuoi itinerari?

DC   Non ho una regola, cerco di andare nei posti che mi hanno affascinato sin da piccolo, ma anche in base un po’ a quello che le persone che conosco mi raccontano. Una cosa che mi piace molto sono le formazioni rocciose, forse perché vengo dalle Dolomiti e mi piace vedere le forme rocciose più strane. Sento che abbiano un’energia particolare per meditare.

FC   La patente ce l’hai?

DC   No, non ce l’ho, non l’ho mai fatta. Ho iniziato fin da piccolo a cercare passaggi in autostop in valle per andare principalmente allo skatepark a Trento. Avevo una sola corriera per andare e una per tornare, e ho scoperto molto presto che era molto più comodo svegliarmi quando volevo io, fare autostop, andare fino a Trento e tornare quando volevo io. Lo faccio da quando avevo tredici anni, anche grazie ad un amico che mi ha insegnato i vari trucchi del mestiere.

FC   Tipo?

DC   La cosa più importante è il morale, bisogna essere positivi. A volte capita di dover aspettare molto.

FC   Quanto tempo ti è capitato di aspettare? Definisci “molto”.

DC   Tanto tempo potrebbe essere dalla mattina fino alla sera. Quando stai cinque ore fisso in un punto rimanere aperti e positivi conta tantissimo. Ogni piccolo dettaglio conta. Di solito la regola vuole che se una persona ti vuole dare passaggio te lo darà in qualsiasi modo tu ti metta sulla strada. Però puoi aiutare gli altri ad aiutarti. Ad esempio se hai lo skate in mano puoi ispirare simpatia. Chi skatea o chi ha un amico skater molto probabilmente si fermerà. Allo stesso tempo se sei vestito troppo bene potrebbero dubitare del perché tu lo stia facendo, o se troppo male potrebbero non fidarsi. Se ti metti prima di una curva, molti non si fermeranno per questioni di sicurezza, la stessa cosa in situazioni di traffico molto denso. Il massimo delle possibilità le hai in un rettilineo appena iniziato, magari dopo una rotonda o dopo una curva, così che le macchine arrivino a bassa velocità e abbiano tutto il tempo di vederti e darti effettivamente una chance.

FC   Che differenza c’è tra fare autostop nel deserto dell’Arizona e nella valle di Primiero?

DC   Beh, in Primiero alla fine ci conosciamo tutti, quindi non è così difficile. Nel deserto dell’Arizona non ci sono così tanti autostoppisti e le persone che vivono lì conoscono i pericoli del deserto, quindi sono comunque disponibili a darti una mano.

Ah ok, allora adesso ti faccio vedere come tira sta Mazda.

FC   Non ti è mai capitato che qualcuno ti facesse un check strano, tipo ti puntasse una pistola prima di darti un passaggio?

DC   Beh, in verità sì, un paio di volte.

FC   Racconta.

DC   Eh, una volta nel bellunese un signore con una Mazda, appena salito mi ha puntato un coltello e mi fa “Se sei dell’ISIS o robe varie scendi immediatamente” e gli faccio “No, no, sono uno skater, devo andare allo skatepark qui dietro” e mi fa: “Ah ok, allora adesso ti faccio vedere come tira sta Mazda.” L’ha tirata al limite e mi sono cagato addosso. Un paio di volte, sempre in Italia, mi è capitato di ricevere delle richieste sessuali, o di sentire la mano del guidatore toccarmi la gamba, ma sono sempre riuscito a tirarmene fuori agilmente. Mi è capitato in totale due o tre volte su una cosa come mille passaggi.

FC   Invece in bicicletta non hai questo tipo di incontri.

DC   Non hai questo tipo di incontri, però ogni mattina ti svegli e devi pedalare. In autostop ti svegli comodo e fai tutto quello che vuoi. Mentre in bicicletta devi prendere e andare. Quando ti trovi in una strada lunga 20 km, tutta dritta, in cui non vedi niente, e devi pedalare, non puoi fare altro che pedalare. Pedalare, pedalare, pedalare. Pedalare con la testa che ti dice che qui in autostop sarebbe stato più facile. Poi altre volte, al contrario, ti ritrovi in posti in cui non saresti mai potuto arrivare in autostop, e ringrazi di essere in bicicletta.

Davide Crepaz, Ollie, foto Davide Crepaz

FC   E invece parlando delle foto, quando sei partito sapevi già che volevi fare questo progetto fotografico o una cosa che è successa facendolo?

DC   È una cosa che è successa. Sono partito senza idee e siccome avevo già fatto diversi video di viaggio, mi son detto che avrei voluto trovare qualcosa di diverso. Già nel 2018 durante il mio primo viaggio avevo una macchina fotografica che collegavo al telefono per farmi degli autoscatti, ma l’ho lasciata un po’ perdere negli ultimi anni. Quando sono arrivato in Svezia mi è tornato in mente e quando ho cominciato ad incontrare un’architettura incredibile ho iniziato a provare a fotografarmici. Dopo il primo paio di scatti ho realizzato le possibilità che avrei avuto durante questo viaggio e ho iniziato a farlo per davvero. Mi sono anche reso conto che poteva anche essere la mia maniera di staccare il cervello dal pedalare.

FC   E le gambe per skateare dopo la pedalata?

DC   A volte non ce la facevo più a pedalare e trovavo uno spot e magari ero morto, però trovavo ancora tutte le energie per skatearlo perché mi divertiva un sacco e mi puliva la mente. Credo che il cervello aiuti un sacco le gambe a fare quello che gli piace. Poi con la bicicletta, avendo anche le marce, non è che devi esagerare. Nessuno ti corre dietro, quindi vai abbastanza tranquillo. L’importante è bere e mangiare molto, e alla fine i muscoli comunque stanno bene.

FC   Tornando alle foto, spiegami come fai. Metti la camera sul treppiede, la punti e poi hai un’app sul telefono…

DC   Sì, più o meno. Non essendo una cosa premeditata non avevo il treppiede, e nemmeno un flash, cosa che in qualche momento mi è mancata. In generale mi scattavo delle sequenze, posizionando la macchina fotografica cercando l’angolo migliore e collegandola con il telefono tramite l’applicazione della Panasonic. Poi in base al trick decidevo se farlo con la mano destra o con la mano sinistra tenendo premuto durante tutta l’esecuzione del trick, quindi anche mezza rincorsa, tutto il pop, tutto il momento in aria e anche il momento dell’atterraggio. Alla fine scelgo lo scatto che più mi piace.

FC   Te come sei quando skatei? Sei una persona calma, parli da solo, smatti? Com’è una tua solo session?

DC   Parlo da solo. Sono sempre stato abituato a skateare da solo, fin da piccolo. Dai sei ai quattordici anni ho sempre skateato da solo. E mi sono sempre filmato da solo. È una cosa a cui sono abituato e che mi piace. Parlo come un matto, mi tiro cose, mi bestemmio dietro.

Davide Crepaz, Fs Kickflip, foto Davide Crepaz

Dai sei ai quattordici anni ho sempre skateato da solo. E mi sono sempre filmato da solo. È una cosa a cui sono abituato e che mi piace. Parlo come un matto, mi tiro cose, mi bestemmio dietro.

FC   Eh, ti è mai capitato che qualche passante partecipi alla session?

DC   Sì, in generale se sei positivo, e hai una buona energia, la gente è sempre presa bene. A volte mi hanno anche aiutato a realizzare alcuni scatti. Il più grande problema di questa tecnica è la distanza massima della connessione Wi-Fi tra il telefono e la fotocamera. Avendo solamente venti-trenta metri al massimo, è capitato spesso che per prendere la rincorsa per lo spot non riuscissi a essere collegato con il telefono, quindi dovendo stare con il braccio super esteso e prendendo una rincorsa piccolissima. A volte la soluzione migliore è stata quella di mettere il telefono in mano a qualcuno che passava di lì e chiedergli di partecipare premendo il pulsante di scatto.

FC  E ora cosa vuoi fare di questo progetto?

DC   Sto preparando un libro fotografico con le immagini del giro in bicicletta, finito quello voglio mettermi a lavorare su quello dell’America. Il prossimo viaggio sarà attraversare l’Italia in bici, che paradossalmente è uno dei luoghi che ho skateato e che conosco meno.

Hanno collaborato a questo articolo
Federico Casella

Qualcuno l'ha definito l'ultimo intellettuale di sinistra di questo paese e puoi trovare il suo zampino più o meno dietro ogni aspetto di Fotta. Oltre che allo skateboarding si dedica alla musica e al giardinaggio.

Pubblicato a pagina 20 di Fotta numero 17 - aprile giugno 2026

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