Dovreste marcire in galera: il nostro tour nel NordEst
Foto: Federico Casella, Fabio Montagner Testi: Federico CasellaLuglio. Il caldo torrido milanese viene interrotto quasi quotidianamente da tempeste e acquazzoni. Ovunque io vada qualcuno sta ascoltando Sesso e Samba, e io, da bravo quasi anziano, disapprovo. Una vibrazione nella tasca annuncia che un nuovo gruppo WhatsApp è stato creato e che quindi, a breve, si partirà. Finalmente, non ce la facevo più a stare qui.

Vado nello studio e apro il borsone blu dell’Ikea dove tengo la roba da campeggio per annusare il mio kit e verificarne lo stato. L’amaca va ancora bene, ma il sacco a pelo ha bisogno di un giro in lavatrice. I ragazzi cominciano a rispondere sulla chat, mentre io faccio la conta di tutta la roba che ho in più e che posso prestare. Una tenda da tre posti, quattro sacchi a pelo, tre cuscini gonfiabili oltre al mio, tre amache. Quasi tutto frutto di dimenticanze nella mia macchina ad opera di skater esausti alla fine di tour passati. “Qualcuno ha bisogno di roba per dormire?” chiedo io. “Io non ho niente, ho perso tutto nel tour Fotta che abbiamo fatto due anni fa” risponde Giuseppe Cola. In questo tempo il suo materassino e sacco a pelo hanno ospitato i sonni sudati di decine di skater e penso che sia arrivato il momento che tornino a servire il loro legittimo proprietario. Albi, il nostro filmer, illustra le varie tappe che ci porteranno a skateare nel nord-est. L’idea è di scappare dal caldo estivo cercando fresco nelle alture (spoiler: non è successo), skateando anche gli spot storici della zona.

Iniziamo da Bolzano, che a quanto pare è molto meno in montagna di quanto credessimo. La città infatti d’estate si scalda più che Milano e l’unica cosa che ti può salvare da una pessima insolazione è un tuffo in uno dei ruscelli ghiacciati che scendendo dalle alpi circostanti si congiunge all’Adige, il fiume che attraversa la città.
Consiglio che di sicuro non ha seguito l’anziana signora, una vera e propria sciüra con messa in piega, tinta, occhialata Gucci e collanona di perle, che prova a cacciarci dal manual pad sotto casa sua. “Ho chiamato la polizia e ora vi faccio arrestare tutti!” mi urla sputacchiando a dieci centimetri dalla faccia. “Ho il permesso della questura di sequestrarvi la telecamera!”, strilla provando a togliermi di mano la cam strattonandola. “Conosco bene la legge, voi dovreste marcire in galera” strilla con un tono carico di odio e disprezzo. “Signora, se non la smette di toccarmi la chiamo io la polizia”, provo io, bluffando. “La polizia sta già arrivando”, risponde lei, spavalda. Nulla di strano, nulla che non sia mai successo. Anzi, in questi casi preferisco parlare con gli sbirri, che di solito sono più incazzati con chi gli fa perdere tempo per due salti con lo skate che con gli skater stessi. Appena la volante arriva, la vecchia corre verso i poliziotti e apre la portiera del guidatore urlando: “Sono loro, prendeteli, arrestateli!”, e io capisco che possiamo stare tranquilli.


Ancora una volta, chi reagisce peggio passa dalla parte del torto. E così, mentre uno di loro si puppa la vecchia e il suo racconto di come noi stessimo mettendo in pericolo il concetto stesso di ordine pubblico, l’altro ci chiede scusa e comprensione. Chiudiamo quasi tutti i trick che volevamo fare per poi essere effettivamente cacciati dall’arrivo della pioggia. Sempre meglio che da una matta. Nel furgone si viaggia stretti, tra tende, tavole, scarpe. Quante scarpe… Quando ci siamo offerti di portarle noi ai ragazzi del team Vans Italia che sarebbero venuti in tour non immaginavamo che il risultato sarebbe stato avere una piscina di palline negli ultimi tre sedili del van, con Old Skool e Slip-On al posto delle palline.

Una visita al pronto soccorso si guadagna il centro della giornata a Trento, dove un chirurgo specializzato ci dà la triste notizia: Diego Nardini non è diventato furbo con la testata che ha dato su una colonna atterrando Boardslide da un rail. Peccato, un’occasione sprecata. Qualche punto, la severa raccomandazione di non skateare nei giorni seguenti (assolutamente non seguita), una veloce chiamata per rassicurare la mamma e siamo di nuovo in marcia in direzione Carmignano, dove gli Zucka, storica crew locale, ci aspettano.

Alcuni degli spot che vedete in queste pagine vengono skateati da sempre, e si possono trovare footage e foto di trick fatti qui in ogni rivista di skate che sia mai stata pubblicata in Italia. È fighissimo esplorare queste zone assieme ai local che raccontano che cosa è stato fatto in ogni spot, le leggende metropolitane, gli hijinx, gli skater storici che sono passati da lì.

La piramide del Kickflip Over di Agus veniva inizialmente skateata prendendo la rincorsa da dei pannelli di legno appoggiati sul prato dietro. Qualche anno fa è stato ampliato il piazzale di cemento sul retro della chiesa che ospita lo spot, ed una rincorsa più lunga ha sbloccato trick nuovi. Marcaietta (per chi non si ricorda è venuto con noi nel tour “Verde Alpi”, su Fotta Numero 3) ha creato un invito di cemento per raccordare il bank della piramide al muro, che è staccato di circa due palmi, sbloccando così i Wallie Transfer. Fabio Montagner, a.k.a. Il Sindaco, è l’unico che è riuscito ad ollare over le scale, poppando dalla piramide e facendosi trainare da un motorino. Il Kickflip, provato più volte, non gli è mai riuscito. Se avete mai skateato con Fabio, sapete che questa è la conferma della difficoltà dello spot. Se non avete idea di chi sia, andate su internet ed educatevi.
La cosa bella di quello che facciamo, lo skateboarding, è che Fabio era il più gasato per il trick di Agus, che finalmente qualcuno aveva chiuso.
Agus se lo flippa tre volte perché a detta sua i primi due erano “un po’ rocket” (quando al catch la tavola è impennata e non perfettamente orizzontale, o ancora meglio, con il nose leggermente in discesa n.d.r.). Lo fa prendendo la rincorsa a piedi, dopo aver skateato altri due spot nella giornata e aver filmato già altri trick qui. La cosa bella di quello che facciamo, lo skateboarding, è che Fabio era il più gasato per il trick di Agus, che finalmente qualcuno aveva chiuso.
Un gruppo di finanzieri ha addirittura avuto il coraggio di venire a chiedere se fossimo interessati ad arruolarci. Forse se l’avessimo fatto ci avrebbero anche lasciato skateare.

Udine è una finta delusione. Il local spot dove ci porta Diego è fighissimo: una piazzetta nascosta tra i palazzi del centro con un muretto lunghissimo che diventa gradualmente sempre più alto, delle scale con un outledge su cui si possono fare i Ride On Grind e tutta una serie di altre piccole cosine divertenti da skateare sparse in pochi metri e appoggiate su un ottimo flat. Dopo cinque minuti di warm-up, cominciamo a preparare le telecamere e arriva la sicurezza che ci caccia. Vabbé, facciamo un giro attorno al palazzo e ritorniamo per fare un tentativo, ci diciamo. Col cazzo, il centro della città è letteralmente infestato da carabinieri, guardia di finanza ed esercito, che stanno facendo la loro campagna di reclutamento. Un gruppo di finanzieri ha addirittura avuto il coraggio di venire a chiedere se fossimo interessati ad arruolarci. Forse se l’avessimo fatto ci avrebbero anche lasciato skateare. Skateamo altri due spot carini da cui esce dell’ottimo footage e anche la foto dello Slappy Nosegrind Revert di Pippo Coin, ma tutto il gruppo decide comunque di prendersela con Diego per averci portato in degli spot di merda. D’altronde è il più piccolo e si merita un po’ di nonnismo, anche se non se lo merita. Logico no? Una tappa a Tarvisio, su cui ci siamo dilungati in un altro articolo (“A Tarvisio tutti hanno una motosega”, lo trovi a pagina 8 di questo numero n.d.r), per ripartire in direzione Lignano Sabbiadoro, da sempre uno degli hotspot dello skate italiano.
Mia suocera ha la definizione perfetta, li chiama i vice-capo-risotti, cioè persone di poco spessore che fanno sfoggio e si riempiono la vita di posizioni di micro potere, che spesso oltretutto non hanno. È il vigile che ti da la multa per aver parcheggiato cinque centimetri oltre la linea, è la sportellista delle poste che ti fa rifare la fila perché hai il bollettino sbagliato, è il condomino che lascia i biglietti di protesta in ascensore. Nel nostro caso è un fedele della Chiesa di San Giovanni Bosco di Lignano, che interrompe la nostra session mentre tutti ammiriamo Guido Zanotto, leggenda del tech skating nostrano, violare la sua natura e skateare una delle transizioni più sbatti del Nord Italia. Questo “fedele” si rende protagonista di una vera e propria crisi nervosa in cui in ordine: prova a investirci con la sua auto, urla, spinge, urla di nuovo, fa finta di chiamare i carabinieri (buffissimo), minaccia di chiamare il parroco (scatenando una nostra risata collettiva), chiama veramente il parroco, e termina in bellezza sputando a Scianni (Lorenzo Sciannimanica n.d.r.), che da parte sua sfoggia una chiesa in fiamme tatuata sul fianco. “Ma si può sapere tu chi cazzo sei e cosa vuoi da noi?”. Non riceviamo alcuna risposta di senso compiuto, solo qualche abbaio.

Nel mezzo di questa discussione surreale finalmente arriva Don Angelo, il prete, che prende in mano la situazione. Come a Bolzano, la rabbia smodata del tizio che urla lo fa apparire per quello che è, cioè un povero pazzo, e noi per quello che forse non siamo, e cioè “normali”. Dopo esserci scusati con Don Angelo per aver skateato la sua chiesa senza chiedergli il permesso (l’unico vero problema per lui) e aver ricevuto le sue scuse per il fedele della sua parrocchia a cui era partita la sindrome di Batman, gli spieghiamo il concetto di tour come quello di pellegrinaggio laico alla ricerca dei luoghi sacri della nostra cultura. Come ad esempio il quarter di quella chiesa. “Vabbè, sentite, senza che me la fate troppo lunga, di quanto tempo avete bisogno?”. “Dieci minuti”. “Ve ne do otto”. “Andata”. A quanto pare, se la prossima volta che qualcuno va lì a filmare prima entra in chiesa e avvisa il prete, a lui andrà bene così e lascerà skateare. Sarebbe bello, vedremo.
Dopo il quarter ci attende un enorme grigliata allo skatepark di Lignano, dove si stava celebrando il compleanno di Rudy, uno dei local che più rappresentano la zona. In Friuli si beve seriamente e con la grigliata è arrivato il vino, con il vino le birre, con le birre il karaoke. Abbandoniamo il Friuli la mattina dopo con un leggero hangover e con il sorriso stampato sulla faccia di Pippo, che a quanto pare ha avuto la serata più piacevole del gruppo.
A Mestre finalmente vediamo dal vivo gli spot di Sketchbook, i bellissimi video locali ad opera di Alessandro “Ilcanile” Palese (EXTRAFOTTA Numero 7 n.d.r.). Portandoci dietro due furgonate di ottimi skater oltre che gli spot storici, siamo riusciti anche a vederci fare un paio di n.b.d. niente male.
A Montebelluna suchiamo uno dei caldi più torridi di cui il mio corpo abbia mai avuto esperienza. La locale ci punta immediatamente e ci fa capire che ci stanno tenendo d’occhio e che non ci lasceranno skateare nessuno spot. Andiamo in un altro spot, skateamo in dieci per due ore e non arriva nessuno a dirci niente. Giriamo i paesini nei dintorni seguendo la mappa del Sindaco, che ha riempito di pin nel corso degli anni.
In ogni spot ci raggiungono i local per skateare con noi e raccontarci tutte le storie e le leggende del posto, cosa è stato fatto e dove, e soprattutto da chi.
Fabio ci porta a Villorba, un comune del trevigiano, dove c’è un double set che da anni vuol far flippare a Giuseppe. La leggenda narra che è stato ollato da Cairo Foster mentre filmava per Fully Flared (uscito nel 2007), e mai più toccato fino al recente Ollie di Leon, uno dei local della crew SKATEboardTV. Cinque spazio (lungo) cinque con marciapiede finale e atterraggio sull’asfalto, lo spot lo vedete direttamente in copertina. La dozzina di macchine della polizia parcheggiate lì davanti e la targa che indica il palazzo dello spot come il municipio del comune ci fanno intuire che la session sarà breve, e questo non è il tipo di gap che vuoi skateare con l’ansia di dover scappare. A meno che…
Sostituisco velocemente le ciabatte con delle scarpe, verifico di non puzzare troppo, di non essere esageratamente sporco (in effetti siamo in giro da un bel po’) e, con l’esperienza del prete di Lignano in saccoccia, faccio quello che non avrei fatto mai nella vita: chiedere alla polizia il permesso di skateare. Entro nel municipio e chiedo al portiere di poter incontrare il questore (qualsiasi cosa sia un questore) per chiedergli una cosa importante. “Il questore qui non c’è ma il sindaco sì, le va bene lo stesso?” “Certamente, anche meglio”.
Due minuti di assoluta comicità, tra strette di mano istituzionali e formalismi vari, ci portano ad avere la benedizione del sindaco (quello vero, non Fabio) che davanti a noi fa chiamare il capo della polizia per dirgli che per la giornata avevamo il permesso di fare quello che volevamo e di non venirci a disturbare. Gli prometto che gli farò avere una copia della rivista, ci salutiamo, e Giuseppe provvede a smantellare la scala con un Kickflip al secondo tentativo. Sei invecchiato Sepp, un tempo questi trick li facevi al primo.
► Guarda il video NordEst di Alberto Della Beffa.
Qualcuno l'ha definito l'ultimo intellettuale di sinistra di questo paese e puoi trovare il suo zampino più o meno dietro ogni aspetto di Fotta. Oltre che allo skateboarding si dedica alla musica e al giardinaggio.